CARABINA BENELLI ARGO E WOOD CAL.308/30-06

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Descrizione

Argo, un nome che ad evocarlo e in un lampo il cuore balza in gola, mentre la memoria corre rapita all'indomito cane da caccia di Ulisse: il veltro che il sapiente signore di ogni avventura allevò, accudì ed addestrò personalmente; il grande "sterminator di belve" che seppe attendere vent'anni per rivedere il suo amato padrone.

Argo, quattro semplici lettere che pronunciate in successione... ed ecco comparire nella mente vasi ellenici in cui eroi nudi sfidano cervi, tori, leoni e soprattutto cinghiali; immagini che rimandando a quell'età dell'oro in cui presero forma gli archetipi dell'avventura, della passione, della forza, della fedeltà che il tempo non intacca. L'era degli dei, in cui si formava - una volta e per sempre - la rappresentazione più perfetta di quell'amore profondo per tutto ciò che chiamiamo... caccia!

Nella caccia contemporanea tuttavia Argo è ancor di più; è questo infatti il nome con cui la Benelli ha battezzato la sua magnifica carabina semiautomatica espressamente concepita per tutte le forme di caccia in battuta (e non) ai grandi ungulati.

La storia della Benelli è una di quelle che testimoniano la vitalità del genio e dell'imprenditoria italiani.

La fabbrica dei "migliori semiauto del mondo" nasce infatti dalla fusione delle singole capacità di Bruno Civolani, capace progettista bolognese, e dall'intuito dei Benelli, famiglia d'imprenditori pesaresi dediti alla meccanica di precisione e... cacciatori.

All'epoca dell'incontro fra il Civolani, inventore del sistema inerziale, e i Benelli, il mercato dei semiautomatici a canna liscia era diviso tra due categorie di fucili improntati su due concezioni fisico-meccaniche di ripetizione completamente diverse: 1) l'oggi secolare e collaudatissimo "lungo rinculo di canna" dei vari FN-Browning, Franchi e Breda; 2) il "presa di gas" dei Remington, Beretta, Winchester. Ad onor del vero va detto che si trattava di sistemi assai sperimentati e affidabili. 

Dove il "mollone" del vecchio John Moses era nato perfetto e tale rimaneva anche nelle sue varie reinterpretazioni nazionali; l'A 300 di Beretta garantiva ormai "lo stato dell'arte" per i semiauto gas-operating da caccia.

Vari esperimenti alternativi tuttavia erano stati tentati, soprattutto per far fronte ai limiti intrinseci che le due concezioni di arma finivano giocoforza per presentare: eccessive vibrazioni e fastidiosi movimenti di masse nel lungo rinculo, astine sovradimensionate, necessità di frequente pulitura e linee sgraziate nei presa di gas; per entrambi difficoltà di funzionamento con munizionamenti dai differenti valori pressori. Ma i risultati furono a dir poco sconfortanti.

Pareva proprio di essere giunti al capolinea...

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Benelli Argo E Class, vista intera

L'invenzione Benelli-Civolani dunque, fece allora l'effetto di un sasso che piombi nelle acque tranquille di uno stagno; dapprima i suoi effetti furono percepiti esclusivamente nelle vicinanze dell'impatto, poi l'onda d'urto - via via che il progetto-121 si consolidava sul piano estetico-funzionale - finì necessariamente per propagarsi in tutto l'ambiente. 

Non poteva essere altrimenti; era nata infatti un'arma semiautomatica dotata di canna fissa, senza necessità di accurata manutenzione, con sistema di ripetizione inglobato in toto nell'otturatore, perfettamente lavorata e assemblata, in grado tecnicamente d'esplodere una successione di cinque colpi in meno di un secondo, perfettamente funzionante con tutte le munizioni in commercio! 

Una sorta di "rivoluzione copernicana" applicata alle armi a ripetizione da caccia insomma.

Nel corso degli anni, dopo le difficoltà degli esordi, la casa urbinate non ha più conosciuto battute d'arresto, finendo di volta in volta per acquisire fasce di utenza sempre più importanti e significative a livello mondiale, sino ad arrivare a contare centinaia di miglia di aficionados, "benellari" convinti.

Assorbita nel recente passato dal gruppo Beretta, ha presentato nel corso degli anni una gamma di prodotti in grado di coprire al meglio ogni esigenza del mercato: dalla caccia alla piccola e media selvaggina in tutte le sue forme, sino al law-enfocement e alle applicazioni militari più spinte; punto d'approdo di tale fenomenologia è stato senz'altro la commessa da parte dei Marines americani per il nuovo riot-gun in dotazione ai "ragazzi" stelle e strisce: l'M4. 

Il valore aggiunto di sapiente management d'impronta lombarda, fuso e integrato con un know-how locale di prim'ordine, ha fatto sì - non di meno - che mai in casa Benelli ci si sia seduti sugli allori, anzi!

Conscia di una ben nota legge del mercato, che impone di "vendere quando tutti comprano, e comperare quando tutti vendono", la dinamica casa urbinate, proprio all'apice del suo successo - in un momento in cui la sua perfetta gestione l'aveva resa una delle aziende a più alta redditività del centro Italia (...e in un periodo di contrazione dei mercati!) - con tempestività decide d'investire in un nuovo progetto, realmente rivoluzionario, mirato ad aggredire una fascia di mercato completamente nuova rispetto a quelle rappresentate, storicamente, dal suo abituale compay-profile. 

È qui che veniva lanciata la sfida ai colossi mondiali della canna rigata, dando vita al progetto di quella che - al pari di quanto fatto nel mondo dei semiauto a canna liscia -sarebbe dovuta diventare la "summa perfectionis" delle carabine semiautomatiche da caccia.

Stava nascendo come idea, studio, sogno la carabina che avremmo poi chiamato semplicemente... ARGO!

In principio fu l'inerziale...

Ovvero, e come è ovvio che fosse, si tentò in primis di sfruttare, per il cuore del cinematismo di ripetizione, il sistema operativo che aveva reso famoso il marchio in tutto il mondo.

Tuttavia gli scarsi livelli energetici, normalmente sviluppati dai normali calibri con cui sarebbe poi stata camerata la carabina (tutti i classici medi europei e americani fra i 7 e i 9 mm.), da subito rivelarono l'impossibilità di caricare la molla-otturatore del sistema inerziale di quella forza atta a garantire un costante e sicuro ciclo di riarmo.

Poco o punto restava da fare se non ricorrere al tradizionale presa di gas; ovviamente - come già fatto per il "bicamera" dell'M4 - migliorandolo e correggendolo con un'impronta che fosse marcatamente Benelli.

La scelta dei materiali fu la solita: il meglio.

Le operazioni chiave furono quella di arretrare innanzitutto il gruppo presa di gas, in modo di ottenere un triplice vantaggio: 1) sfruttare gas più caldi e a pressioni maggiori (riarmi più veloci e sicuri, minor deposito di scorie e residui di combustione; 2) arretrare il baricentro dell'arma (brandeggio e venuta in mira facilitati); 3) applicazione del principio ingegneristico del "quel che non c'è non si può rompere": ossia eliminazione pressoché totale delle "vecchie", lunghe aste d'armamento.

Era dunque nato un gruppo presa di gas completamente nuovo, compatto, indistruttibile, autoregolante, in grado da solo di "battezzare" l'intero fucile.

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A.R.G.O. infatti, pur con le sue valenze mitiche ed evocative - dal già citato cane di Ulisse, alla città da cui partirono gli eroi greci alla ricerca del Vello d'Oro - altro non è che l'acronimo di Auto Regulating Gas Operating, ossia sistema autoregolante a sottrazione di gas!  

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L'otturatore, secondo tradizione Benelli, venne concepito con una testina rotante fornita di tre robuste alette a lavoro sincrono, in grado di garantire una maggior superficie effettiva di tenuta della chiusura.

Una concezione mai vista dell'astina - con tappo costituente corpo unico con la medesima e direttamente vincolata alla carcassa in Ergal - assieme al nuovo gruppo presa di gas arretrato, permisero altresì di creare una carabina a canna svincolata; libera cioè di dilatarsi e vibrare come quelle dei bolt action di precisione con cui rivaleggia per accuratezza di tiro grazie anche alla tempra criogenica. 

Dico subito che questo merita un discorso a parte...

Benelli Argo E 2010 verde
Benelli Argo E 2010 verde

A mio modestissimo parere la bellezza di una cosa è tanto più effettiva quanto più la cosa medesima somiglia a se stessa. Tale concetto è palese nelle opere della natura, dalla figura umana - che tanto è più bella quanto più corrisponde agli archetipi inverati nella statuaria per l'appunto "classica" - sino ad arrivare ai singoli ambienti naturali, la cui perfezione estetica si percepisce solo quando un bosco è veramente un bosco, un fiume un fiume, un monte un monte e così via.

Lo ritengo tuttavia estendibile, per analogia, anche alle opere dell'ingegno e dunque anche a tutto l'universo che qui stiamo esplorando; la fabbricazione delle armi da caccia.

Che cos'è dunque un fucile semiautomatico moderno - a canna liscia o rigata che sia? 

Null'altro che una macchina prodotta da altre macchine il cui lavoro specifico è porre il suo utente nelle migliori condizioni possibili per fare quel che si prefigge: abbattere selvaggina.

Dunque si caratterizza da subito - al di là degli aspetti emozionali - come un prodotto d'immediata identificazione industriale. Chi lo sceglie lo sceglie per il suo costo contenuto, per la sua praticità, per l'elevato contenuto tecnologico che è in grado d'esprimere.Ciò fatto - e non fu cosa semplice! - il resto derivò dall'applicazione della filosofia aziendale che caratterizza l'intero marchio: creare prodotti industriali di alta qualità, completamente realizzati da macchine a lavorazione numerica micrometrica, caratterizzati da materiali eccezionali, eccezionalmente lavorati, e dotati di design e praticità d'uso senza rivali.

Ecco allora i bindellini in fibra di carbonio, i kit di variazione per piega e vantaggio, l'ergonomia di ogni pulsante (sicura, svincolo otturatore, sgancio caricatore), i calcioli intercambiabili in gomma in grado d'allungare (o accorciare) l'arma e di assorbire efficacemente buona parte del rinculo, la raffinatezza del design. Sino ad arrivare alle calciature a sistema COMFORT TECH.Benelli Argo E wood 2010, con bindella

Benelli Argo E wood 2010, con bindella

La sua bellezza quindi risiederà non nelle "insalate" più o meno fotoincise, non nei suoi rimessi "similoro", e neppure nei goffi tentativi più volte riscontrabili di somigliare a un "antico" basculante...

No! La sua bellezza sarà tutta nell'essere uno strumento perfettamente filante, ergonomico, pulito, robusto, essenziale. Capace di comunicare tutte queste sensazioni a chi lo guarda, capace di farle percepire a chi l'imbraccia.Esattamente quello che mi è capitato la prima volta che ho visto e preso tra le mani la carabina Benelli...Argo rappresenta dunque in modo compiuto quello che è: uno splendido prodotto di design ed engeneering industriali. Una macchina perfetta atta a svolgere in modo impeccabile il lavoro cui è destinata. Un pezzo di leggenda di ieri, di oggi e di domani da impugnare, brandire, usare, trasformando in "mito" ed "avventura" ogni giornata di caccia di noi, uomini-cacciatori del terzo millennio.

E in verità non so proprio cosa si possa desiderare di più!

Informazioni base
Peso:
3,3 KG
Garanzia (mesi):
84

ARMERIA IL CACCIATORE DI LEONI SANDRO

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08047 Tertenia(NU)
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